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Il messaggio della «Laudato si’» sulla cura della casa comune. Monsignor Sorondo a SAIE Smart House

Marcelo Sánchez Sorondo
Tutti possiamo collaborare come strumenti di Dio per la cura della creazione, ognuno con la propria cultura ed esperienza, le proprie iniziative e capacità (§ 14)
L'appello di Papa Francisco nella Laudato Si’ è profondamente religioso e scientifico allo stesso tempo: partendo dalla fede, passa attraverso la riflessione filosofica ed etica, e adotta le conoscenze più puntuali delle scienze naturali e sociali. LS sostiene, in buona sostanza, che il pianeta in cui viviamo è la nostra "sorella casa" comune che è malata a causa del trattamento ingiusto inflittole da pochi, mentre le conseguenze negative le soffrono i più. “Ecologia” deriva da due parole, eikos e logos, che in greco significano "casa" e "ordine", cioè la scienza di ordinare l'unica casa di tutti, la casa comune.
Il papa Francesco intende così svegliare agli uomini e donne contemporanee invitandogli a non praticare «un’ecologia superficiale o apparente, che consolida un certo intorpidimento e una spensierata irresponsabilità» (§ 59). Attento alla sofferenza dei più poveri aggravata dalla crisi climatica, egli ritorna al centro del Vangelo, alle Beatitudini e a Matteo 25, il protocollo del giudizio finale: «ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me». Egli introduce il nuovo concetto di «ecologia integrale» nel pensiero sociale della Chiesa, a par titolo della dignità, della libertà di coscienza, della fraternità, della destinazione universale dei beni, della solidarietà, del clima come bene comune. L’ecologia integrale ingloba gli equilibri ecologici, la giustizia sociale e la responsabilità spirituale.

La visione religiosa della “sorella terra”

E' un messaggio profondamente religioso perché considera il mondo come la casa di Dio, un Suo dono all'essere umano, fatto a sua immagine, affinché lo conservi e lo sviluppi in base alle sue potenzialità per il bene degli uomini e delle donne di ogni tempo e luogo.
Esso significa l’attuazione concreta del messaggio evangelico e francescano. Come dice san Tommaso: la teologia ha per soggetto Dio e tutte le cose in relazione a Dio in quanto sono da lui create e ordinate. Francesco cerca di unire ciò che la modernità ha disgiunto o separato: da un lato, l’essere umano, dall’altro la terra, da un lato l'ecologia dell'ambiente naturale, dall'altro l’ecologia umana, e soprattutto Dio dalla sua creazione. Francesco unisce entrambe le dimensioni in una considerazione superiore, in ciò che egli chiama "ecologia integrale", perché la casa che Dio ha dato agli uomini e alle donne dev’essere una casa comune "come una sorella, con la quale condividiamo l'esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: "Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre Terra, che ci sostiene e governa, e produce diversi frutti con fiori ed erbe aromatiche" colorati (§ 1).

I dati delle scienze naturali adottati da Francesco

Secondo le scienze naturali e sociali questa sorella terra è malata e si lamenta per i danni causati dall'uso irresponsabile e dall'abuso ingiusto dei beni che Dio ha posto in essa.
Il Papa dichiara, per la prima volta, che “il clima è un bene comune” e accetta che ci siano altri fattori quali “il vulcanismo, le variazioni dell’orbita e dell’asse terrestre, il ciclo solare” che possano contribuire al riscaldamento globale, però sostiene, come gli scienziati, che “numerosi studi scientifici indicano che la maggior parte del riscaldamento globale degli ultimi decenni è dovuta alla grande concentrazione di gas serra (biossido di carbonio, metano, ossido di azoto ed altri) emessi soprattutto a causa dell’attività umana”. Non solo, perciò, introduce il problema del clima, che non è espresso nella Bibbia, ma, sulla base delle più attuali conoscenze scientifiche, sostiene che l’attività umana basata sui “combustibili fossili” ne è la causa.

I dati delle scienze sociali ripresi dall’Enciclica

Francesco si serve delle scienze sociali per dimostrare come le conseguenze del riscaldamento globale ricadano sulle popolazioni e sugli individui più poveri. Nel mondo globalizzato, perciò, non possiamo ignorare che le questioni ecologiche siano sociali e le questioni sociali siano rapportate a quelle ecologiche: “oggi non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri”.

Deterioramento della qualità della vita umana e degradazione sociale

Altri dati della scienza, dai quali si fa eco Laudato Si’, sostengono che oggi riscontriamo, per esempio, la smisurata e disordinata crescita di molte città che sono diventate invivibili dal punto di vista della salute, non solo per l’inquinamento originato dalle emissioni tossiche, ma anche per il caos urbano, i problemi di trasporto e l’inquinamento visivo e acustico. Molte città sono grandi strutture inefficienti che consumano in eccesso acqua ed energia. Ci sono quartieri che, sebbene siano stati costruiti di recente, sono congestionati e disordinati, senza spazi verdi sufficienti. Non si addice ad abitanti di questo pianeta vivere sempre più sommersi da cemento, asfalto, vetro e metalli, privati del contatto fisico con la natura (cf § 44).
In alcuni luoghi, rurali e urbani, la privatizzazione degli spazi ha reso difficile l’accesso dei cittadini a zone di particolare bellezza; altrove si sono creati quartieri residenziali “ecologici” solo a disposizione di pochi, dove si fa in modo di evitare che altri entrino a disturbare una tranquillità artificiale. Spesso si trova una città bella e piena di spazi verdi ben curati in alcune aree “sicure”, ma non altrettanto in zone meno visibili, dove vivono gli scartati della società.
Tuttavia, in alcuni Paesi ci sono esempi positivi di risultati nel migliorare l’ambiente, come il risanamento di alcuni fiumi che sono stati inquinati per tanti decenni, il recupero di boschi autoctoni, o l’abbellimento di paesaggi con opere di risanamento ambientale, o progetti edilizi di grande valore estetico, progressi nella produzione di energia non inquinante, nel miglioramento dei trasporti pubblici. Queste azioni non risolvono i problemi globali, ma confermano che l’essere umano è ancora capace di intervenire positivamente. Essendo stato creato per amare, in mezzo ai suoi limiti germogliano inevitabilmente gesti di generosità, solidarietà e cura (§ 58).

La globalizzazione del paradigma tecnocratico

E’ evidente che l’umanità si è modificata profondamente e l’accumularsi di continue novità consacra una fugacità che ci trascina in superficie in un’unica direzione. Diventa difficile fermarci per recuperare la profondità della vita. Se l’architettura riflette lo spirito di un’epoca, le megastrutture e le case in serie esprimono lo spirito della tecnica globalizzata, in cui la permanente novità dei prodotti si unisce a una pesante noia. “Non rassegniamoci a questo e – dice Francesco – non rinunciamo a farci domande sui fini e sul senso di ogni cosa. Diversamente, legittimeremo soltanto lo stato di fatto e avremo bisogno di più surrogati per sopportare il vuoto” (§ 113).

Ecologia Culturale

Laudato Si’, stabilisce una parallelo importante. Insieme al patrimonio naturale, vi è un patrimonio storico, artistico e culturale, ugualmente minacciato. È parte dell’identità comune di un luogo è base per costruire una città abitabile. Non si tratta di distruggere e di creare nuove città ipoteticamente più ecologiche, dove non sempre risulta desiderabile vivere. Bisogna integrare la storia, la cultura e l’architettura di un determinato luogo, salvaguardandone l’identità originale. Perciò l’ecologia richiede anche la cura delle ricchezze culturali dell’umanità nel loro significato più ampio. In modo più diretto, chiede di prestare attenzione alle culture locali nel momento in cui si analizzano questioni legate all’ambiente, facendo dialogare il linguaggio tecnico-scientifico con il linguaggio popolare. È la cultura non solo intesa come i monumenti del passato, ma specialmente nel suo senso vivo, dinamico e partecipativo, che non si può escludere nel momento in cui si ripensa la relazione dell’essere umano con l’ambiente (§ 143).
Ora, secondo Laudato Si’, la visione consumistica dell’essere umano, favorita dagli ingranaggi dell’attuale economia globalizzata, tende a rendere omogenee le culture e a indebolire l’immensa varietà culturale, che è un tesoro dell’umanità. Per tale ragione, pretendere di risolvere tutte le difficoltà mediante normative uniformi o con interventi tecnici, porta a trascurare la complessità delle problematiche locali, che richiedono la partecipazione attiva degli abitanti. I nuovi processi in gestazione non possono sempre essere integrati entro modelli stabiliti dall’esterno ma provenienti dalla stessa cultura locale.
Così come la vita e il mondo sono dinamici, la cura del mondo dev’essere flessibile e dinamica. Le soluzioni meramente tecniche corrono il rischio di prendere in considerazione sintomi che non corrispondono alle problematiche più profonde. È necessario assumere la prospettiva dei diritti dei popoli e delle culture, e in tal modo comprendere che lo sviluppo di un gruppo sociale suppone un processo storico all’interno di un contesto culturale e richiede il costante protagonismo degli attori sociali locali a partire dalla loro propria cultura. Neppure la nozione di qualità della vita si può imporre, ma dev’essere compresa all’interno del mondo di simboli e consuetudini propri di ciascun gruppo umano (§ 144).

Siamo ancora in tempo

Francesco parla quindi di un’ecologia integrale, che vuole dire sviluppare la terra secondo le sue reali possibilità in rapporto al bene comune delle persone umane: “Nelle condizioni attuali della società mondiale, dove si riscontrano tante inequità e sono sempre più numerose le persone che vengono scartate, private dei diritti umani fondamentali, il principio del bene comune si trasforma immediatamente, come logica e ineludibile conseguenza, in un appello alla solidarietà e in una opzione preferenziale per i più poveri”.
In realtà, è necessario quell’intervento umano che favorisce il prudente sviluppo del creato. Solo tale intervento prudente e dinamico è il modo più adeguato di prendersene cura della casa comune, perché implica il porsi come strumento di Dio per aiutare a far emergere le potenzialità che Egli stesso ha inscritto nelle cose: «Il Signore ha creato medicamenti dalla terra, l’uomo assennato non li disprezza» (Sir 38,4 – cf § 124).
Data l’interrelazione tra gli spazi urbani e il comportamento umano, coloro che progettano edifici, quartieri, spazi pubblici e città, hanno bisogno del contributo di diverse discipline che permettano di comprendere i processi, il simbolismo e i comportamenti delle persone. Non basta la ricerca della bellezza nel progetto, perché ha ancora più valore servire un altro tipo di bellezza: la qualità della vita delle persone, la loro armonia con l’ambiente, l’incontro e l’aiuto reciproco. Anche per questo è tanto importante che il punto di vista degli abitanti del luogo contribuisca sempre all’analisi della pianificazione urbanistica (cf § 150).
E’ necessario curare gli spazi pubblici, i quadri prospettici e i punti di riferimento urbani che accrescono il nostro senso di appartenenza, la nostra sensazione di radicamento, il nostro “sentirci a casa” all’interno della città che ci contiene e ci unisce. È importante che le diverse parti di una città siano ben integrate e che gli abitanti possano avere una visione d’insieme invece di rinchiudersi in un quartiere, rinunciando a vivere la città intera come uno spazio proprio condiviso con gli altri. Ogni intervento nel paesaggio urbano o rurale dovrebbe considerare come i diversi elementi del luogo formino un tutto che è percepito dagli abitanti come un quadro coerente con la sua ricchezza di significati. In tal modo gli altri cessano di essere estranei e li si può percepire come parte di un “noi” che costruiamo insieme. Per questa stessa ragione, sia nell’ambiente urbano sia in quello rurale, è opportuno preservare alcuni spazi nei quali si evitino interventi umani che li modifichino continuamente.
In questo contesto, non va trascurata la relazione che c’è tra un’adeguata educazione estetica e il mantenimento di un ambiente sano. Prestare attenzione alla bellezza e amarla ci aiuta ad uscire dal pragmatismo utilitaristico. Quando non si impara a fermarsi ad ammirare ed apprezzare il bello, non è strano che ogni cosa si trasformi in oggetto di uso e abuso senza scrupoli. Allo stesso tempo, se si vuole raggiungere dei cambiamenti profondi, bisogna tener presente che i modelli di pensiero influiscono realmente sui comportamenti. L’educazione sarà inefficace e i suoi sforzi saranno sterili se non si preoccupa anche di diffondere un nuovo modello riguardo all’essere umano, alla vita, alla società e alla relazione con la natura. Altrimenti continuerà ad andare avanti il modello consumistico trasmesso dai mezzi di comunicazione e attraverso gli efficaci meccanismi del mercato (§ 215).
Non tutti sono chiamati a lavorare in maniera diretta nella politica, ma in seno alla società fiorisce una innumerevole varietà di associazioni che intervengono a favore del bene comune, difendendo l’ambiente naturale e urbano. Per esempio, si preoccupano di un luogo pubblico (un edificio, una fontana, un monumento abbandonato, un paesaggio, una piazza), per proteggere, risanare, migliorare o abbellire qualcosa che è di tutti. Intorno a loro si sviluppano o si recuperano legami e sorge un nuovo tessuto sociale locale. Così una comunità si libera dall’indifferenza consumistica. Questo vuol dire anche coltivare un’identità comune, una storia che si conserva e si trasmette. In tal modo ci si prende cura del mondo e della qualità della vita dei più poveri, con un senso di solidarietà che è allo stesso tempo consapevolezza di abitare una casa comune che Dio ci ha affidato. Queste azioni comunitarie, quando esprimono un amore che si dona, possono trasformarsi in intense esperienze spirituali (§ 232).

D’altra parte, anche se questa Enciclica si apre a un dialogo con tutti per cercare insieme cammini di liberazione, intende mostrare fin dall’inizio come le convinzioni di fede offrano ai cristiani, e in parte anche ad altri credenti, motivazioni alte per prendersi cura della natura e dei fratelli e sorelle più fragili. Se il solo fatto di essere umani muove le persone a prendersi cura dell’ambiente del quale sono parte, «i cristiani, in particolare, avvertono che i loro compiti all’interno del creato, i loro doveri nei confronti della natura e del Creatore sono parte della loro fede». Pertanto, è un bene per l’umanità e per il mondo che noi credenti riconosciamo meglio gli impegni ecologici che scaturiscono dalle nostre convinzioni.
Possiamo affermare che Francesco, seguendo il programma delle Beatitudini del Vangelo, auspica che i modelli di sviluppo coniughino tradizione cristiana e progresso civile, giustizia ed equità con riconciliazione, sviluppo scientifico e tecnologico, sapienza umana, sofferenza feconda e allegria speranzosa.

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