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Terremoto nel Centro Italia. Il mondo delle costruzioni richiama l’attenzione sulla prevenzione

Aspettando Saie 2016. Classificazione sismica degli edifici e rafforzamento dell’ecobonus in funzione antisismica

Di Paola Pierotti, PPAN

 

#prevenzione. Questo è l’hashtag che tecnici, aziende, associazioni di professionisti e più in generale il mondo della progettazione e delle costruzioni, aggiungono a #sisma e #TerremotoItalia. Il giorno dopo il violento terremoto che ha colpito il centro Italia, con almeno 160 morti contati nel primo giorno di ricerche, tutti si concentrano sull’emergenza, sul calcolo dei danni, sul soccorso alle migliaia di sfollati. Ma a fronte di una calamità con effetti così devastanti, l’associazione ISI ribadisce che “è importante oggi più che mai diffondere la consapevolezza che, nel nostro amato pase, tali eventi non possono essere considerati di per sè sorprendenti e che l’unico vero strumento è la prevenzione”. Ermete Realacci, presidente della commissione ambiente alla Camera ha commentato “Una drammatica conferma della necessità, in un Paese dal suolo fragile e a rischio sismico come il nostro, di una politica di lungo periodo sulla prevenzione che deve partire dall’estensione e dal rafforzamento dell’ecobonus anche in funzione antisismica per i privati, gli edifici pubblici e le imprese. Una misura che riproporrò nell’ambito del dibattito sulla Legge di Stabilità”.

 

A meno di due mesi dal prossimo Saie, in concomitanza con il tragico evento, il mondo dell’edilizia si allea in difesa di una messa in sicurezza del territorio italiano e riaccende un faro sull’urgenza di una classificazione del rischio sismico delle costruzioni.

 

“L'adozione della classificazione sismica – spiega Luca Ferrari, presidente Isi - ha indubbiamente una lunga serie di risvolti positivi al fine della prevenzione e della riduzione del rischio sismico. Primo di tutti, riteniamo fondamentale che gli inquilini di un edificio siano consapevoli della sicurezza della loro abitazione in quanto tale consapevolezza è guida delle scelte per il loro adeguamento o miglioramento sismico”.

 

Manca una cultura della prevenzione e sono troppi gli edifici pubblici a rischio. Si ricordi che ad Amatrice è crollato un ospedale, a San Giuliano di Puglia una scuola, all’Aquila la Casa dello Studente.

 

Più in generale, in Italia almeno 24milioni di persone vivono in zone ad elevato rischio sismico, circa 4 milioni di case costruite dal dopoguerra agli anni ’80 crollerebbero se scosse da un terremoto come quello del 24 agosto 2016. I numeri parlano chiaro e va considerato allo stesso tempo che secondo il Centro pericolosità sismica dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) “per ogni euro investito in prevenzione se ne risparmierebbero cinque in ricostruzione”.

 

“Di fronte alla tragedia del terremoto che ha così duramente colpito il centro Italia ribadiamo che serve mettere in sicurezza i nostri territori e gli edifici in cui vivono i cittadini italiani”. Così il Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori esprime il proprio cordoglio per le vittime del sisma che, ancora una volta, si è abbattuto sul nostro Paese. “Il primo obiettivo, di fronte a calamità che non si possono prevedere, è quello di salvaguardare la vita dei cittadini, obiettivo che deve essere perseguito rendendo obbligatorio l'addestramento sul comportamento da tenere in caso di terremoto, tendendo conto del pessimo stato in cui si trova il nostro patrimonio edilizio. Ai cittadini italiani va garantito il diritto alla sicurezza attraverso l'avvio, ormai improcrastinabile, di un censimento dello stato delle abitazioni e dei luoghi di lavoro, ma soprattutto attraverso un programma di rigenerazione degli abitati al fine di renderli sicuri”.

 

 

Di Paola Pierotti

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